Finestra sulla brousse

Finestra

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Silenzio. Quand’è l’ultima volta che ho sentito un silenzio così forte? La stanza è piccola ed ha le porte azzurre. Io mi sdraio sul letto sotto la zanzariera arrotolata e guardo fuori. Dalla finestra entra luce gialla come i manghi maturi, e dietro la luce solo il verde marrone della vegetazione. A perdita d’occhio. Siamo nella brousse, a un’ora e mezza da Bamako.
Alberi secchi, manghi carichi di frutti, terra coperta da sterpi, terra fino alle basse colline, un laghetto quasi prosciugato. E’ la stagione calda. Dalla finestra entra il canto di un uccello. Poi il crepitio di rami secchi che cedono sotto i passi di qualcuno. Poi un TOC sulla lamiera del tetto. TOC TOC – TOC. Una goccia alla volta, come per annunciarsi gentilmente, inizia la pioggia. Non ci si accorge neppure che le nuvole hanno coperto la luce gialla del sole. La pioggia scroscia ma io, dal mio letto, non la vedo. Sento solo l’odore dell’acqua.
Qualcuno si è domandato se un albero che cada nelle foresta, senza nessuno che lo ascolti, faccia comunque rumore. Io dalla mia stanza nella brousse mi domando se il canto, il rumore di rami spezzati, il TOC della pioggia provenissero davvero da un uccello, un uomo e una goccia d’acqua. O se fossero solo e semplicemente dei rumori. Prodotti da fantasmi. E se i fantasmi ci sono, piccoli Jinn afrcani della brousse, saranno verdi e avranno il profumo pungente dell’incenso. La pioggia rimane per accompagnarmi nel sonno. Dalla finestra non entra più calda luce, ma rumore di gocce, profumo d’acqua, fresco.

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