le cose che metto nel sacchetto

Di solito nella vita si passa molto tempo a pensare a cosa ci servirebbe, e a cercare di ottenerlo. Questo blog invece inizia con un pensiero a tutte le cose che ho. E’ sempre così quando si parte, si sta immobili sul punto di partenza per qualche giorno e si osserva tutto quello che tra poco metteremo da parte per un po’. Viaggiare è mettere delle cose da parte, chiuderle in un sacchetto carino, al riparo da luce del sole ed umidità (come si fa con tutte le cose di valore) e infilarle in tasca per portarsele dietro. E quindi è normale che, nel mettere tutte le cose nel sacchetto, ci si ferma a guardarle una per una, si pensa ai momenti significativi, ci si accorge del valore che hanno. E’ una cosa bella e importante da fare, ma dà tristezza. E tanto più se questo momento che sta in bilico sulla partenza sta anche in bilico tra un anno e un altro. Io sto per fare un viaggio lunghissimo (sia per durata che per destinazione) e tutti intorno a me sono presi dalla mania di ricordare tutte le cose fatte nell’anno che è appena finito, tutte le persone incontrate e le cose che sono successe. Insomma, una revisione generale. E così è normale che prenda la tristezza e venga da chiedersi se tutte queste cose che mettiamo nel sacchetto le abbiamo trattate abbastanza bene, o se invece non si siano sentite trascurate. Lasciando da parte le metafore -che fanno un po’ antipatia a tutti, me compresa- voglio far cominciare questo blog con una terribile banalità. E chissenefrega. Le banalità le dicono tutti continuamente, non le posso dire io? E allora voglio cominciare dicendo che sulla soglia della partenza divento sempre triste pensando alle persone che non vedrò per tutto il tempo del viaggio, e che le abbraccio tanto, e che prima di salire sull’aereo penserò a tutte loro -insieme ad una preghierina al Flying Spaghetti Monster che non faccia cascare l’aereo.

Ci vediamo in Mali.

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