Nella nostra cucina vivono 4 ragni. Due hanno fatto amicizia e stanno vicini nell’angolo sopra il frigo, mentre il terzo ha scelto la lunga lampada al neon. Solo uno però può vantare una tela fatta come si deve, che si allarga a vela sotto il soffitto e cattura molte mosche e zanzare. I ragni vivono anche nel bagno e nella camera da letto. Nessun motivo per scacciarli visto che abbiamo un nemico in comune: le zanzare. Le zanzare riescono ad entrare in casa anche con le zanzariere, in qualche modo. Qui però, oltre ai ragni, trovano i gechi che le aspettano.
Intorno alla nostra casa girano molti altri animali, tra cui soprattutto grossi lucertoloni con la testa arancione e uccellini minuscoli tutti rossi. Le galline e i tacchini invece, abituati a scorrazzare davanti alla nostra porta per mangiare i piccoli frutti che cadono da un grande albero, da qualche giorno non si vedono più. Avranno deciso di mangiare i manghi che ora cadono maturi davanti al pollaio? Chissà.
Se si guarda dalle finestre della nostra cucina ci si accorge che tutto è del colore della terra. E qui la terra è ocra. Più che terra è sabbia e sulle strade non asfaltate si raccoglie formando piccole spiagge senza mare, e camminare diventa faticoso. Dunque la nostra casa è color terra, così come l’edificio in cui dormono le suore, il muretto che ci separa dal cortile della chiesa e tutto nel piccolo giardino davanti alla cucina. Anche gli alberi sono ocra. Il tronco sottile esce da una terra che sembra sterile e si allunga spoglio come un pezzo di legno morto. Poi nasce una pioggia di foglie verdissime che sembrano stare attaccate a quei rami secchi come per miracolo. Verrebbe quasi da pensare che un giorno il vento ha portato qui queste foglie da chissà dove, le quali sono rimaste impigliate agli alberi color terra dandogli una parvenza di vita. Il verde delle foglie è l’unico colore che spezzi l’ocra della sabbia. E così è Bamako, verde e arancione.
Se si sale la scala della nostra torretta, della quale occupiamo il piano terra, si può vedere la città dall’alto. Per un secondo ci si chiede dove stia la città, finchè l’occhio non arriva a distinguere le piccole case ammassate fino al limite delle colline. Il fiume non si vede da qui. Tutta l’aria è impregnata di sabbia e impedisce di vedere troppo lontano. Bamako è anche sabbia. La sabbia è la sua anima, la matrice da cui è nata. E non puoi fare a meno di respirare sabbia e di esserne ricoperto quando torni a casa la sera. I pavimenti della casa si ricoprono di uno strato arancione che scricchiola sotto le scarpe e lo rende scivoloso. Neppure per un secondo puoi dimenticare dove sei, perchè Bamako entra dalla finestra, col vento.
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