I viaggi inducono a pensare, al di là della destinazione. E quindi, visto che mi ritengo in viaggio anche se assolutamente ferma, sto pensando. L’Africa ispira bisogna dire. Anche se probabilmente ci si aspetta che ispiri pensieri sulla mondializzazione, colonializzazione economica, povertà cronica, crimini della banca mondiale, velocità del deperimento della frutta nei climi tropicali. Anche. Io però oggi rifletto di possibilità. Penso che chissà, forse in qualche momento della mia vita sarei potuta diventare vasaia. Mi piacerebbe impastare l’argilla per farne scodelle e brocche. Magari posso contare ancora nella reincarnazione e fare la vasaia nella prossima vita. Oppure Giovanni, chissà se esiste una realtà possibile dove è davvero restato in Sicilia a imparare a potare gli ulivi. Chissà chissà. Sento che davanti a me c’è tutta la libertà delle scelte che ancora non ho fatto. Ma sento anche che fra non molto dovrò farle e con esse dovrò scartare anche tutte le possibili me che potrei diventare. Per tenerne buona una sola. Di tutte le Joel che sento di essere potenzialmente quale mi resterà? Si pensano troppe cose qui per ricordarle tutte. Le mattine sono lunghe anche se ci si sveglia tardi. Ti fai la doccia e siedi al tavolo rotondo della cucina. Il ventilatore raffredda i capelli bagnati mentre bevi del latte importato dalla Francia. Ho bandito tutti i latticini quindi concedetemi almeno il latte coi biscotti. C’è silenzio ma senti la città reclamare attenzione. Ogni tanto qualche parola in bambarà, il canto del muezzin, un odore forte. E allora pensi alle tue possibilità e a quante ne hai perse. Inevitabile, come il fatto che mangiare sempre attieké fa venire la cagarella. Ma adesso è sera, venerdi sera e le voci amplificate dai microfoni nelle festicciole per la strada impediscono di continuare sugli stessi pensieri. Quelle sono riflessioni da capelli bagnati e latte coi biscotti. Adesso siamo al thé. I pensieri del thé sono quelli della giornata vissuta. Mi viene in mente la signora che frigge le allocò che oggi era così contenta di vederci; Lassì che mi si aggrappa alla maglietta sempre più forte, come se dovessi svanire in fumo da un momento all’altro; il vecchio sul sotramà che mi sorrideva coi denti gialli, senza dire niente; la ragazza in carrozzina alla pouponnière, che non so come si chiama, che sta sempre da sola perchè è handicappata e nessuno le dà retta e lei sta buona buona senza farsi notare, che oggi le ho preso le mani e lei si è come risvegliata e ha cominciato a ridere e dire Comacié che non so che vuol dire; Léo che non riesce né a camminare né a parlare ma che tira la sua pallina con precisione millimetrica; i signori che ci hanno convinto a comprare le frittelle di fagioli che però non ci piacciono.
Domani andiamo nella brousse a trovare un prete italiano. Ci toccherà fingerci cattolici -non praticanti. E magari chiederà a Gio di dire la preghiera prima di mangiare…. O grande qualcuno che stai nei cieli, o forse da qualche altra parte, o forse da nessuna parte. Benedici il nostro pranzo, e anche noi per favore e fai che tra tutto questo buon cibo non ci sia nulla che ci fa tornare la cagarella. Amen.